ottobre 2025

Qualche mese fa ho perso un caro amico e collega. Aveva poco più della mia età e due figlie che frequentavano le scuole medie. In pochi mesi, un tumore al cervello lo ha strappato alla sua vita, lasciando un vuoto improvviso e profondo nelle persone che lo hanno conosciuto.

Era tanto tempo che non ci sentivamo, ma questa perdita mi ha fatto riflettere su tante cose, e in particolare sulla fragilità della vita.

Per quanto a 46 anni mi sento ancora giovane e pieno di energie, devo forse iniziare a considerare l’idea per cui entro in una fase di vita dove “ogni lasciata è persa” e non ha più senso rimandare ciò che è davvero importante.

Ho poi pensato che non sempre il destino ci concede il tempo di dire tutto ciò che vorremmo ai nostri cari.

A volte le cose rimangono in sospeso, le parole non dette, i sentimenti inespressi.

Da questa riflessione è nata l’idea di scrivere una lettera alla mia famiglia – mia moglie e i miei figli – da conservare per loro nel caso mi accadesse qualcosa di improvviso.

Una lettera che potesse dare loro conforto, chiarezza e direzione in un momento di dolore. Una lettera che potesse togliere spazio a dubbi, non detti, incomprensioni rispetto alle quali magari non c’è stato modo o tempo di chiarirsi.

Scriverla è stato molto difficile.

Ho impiegato più o meno 4 settimane di tira e molla tra me, il PC e le mie emozioni, per arrivare a un dunque. Soprattutto, scrivere una lettera d’addio è stata una grande opportunità per rimettere al centro della mia vita le cose che contano.

Per questo voglio condividere con te tre cose che ho imparato scrivendola, che potrebbero esserti utili se deciderai di fare altrettanto:

  1. Non forzare il processo.

    Ci vuole tempo per trovare le parole giuste, per lasciare che le emozioni emergano e si trasformino in pensieri chiari. La fretta, in questo compito, è una cattiva alleata. La mia prima bozza non andava oltre le 2 righe. Un’altra era decisamente troppo lunga. Ho dovuto ascoltarmi e rispettare il mio metabolismo interiore per riuscire a scrivere un qualcosa con un capo e una coda. E so già che la aggiornerò con nuove ispirazioni che verranno.

  2. Lascia da parte i rancori.

    Le prime bozze della lettera potrebbero uscire un po’ troppo “pesanti”. La tentazione per alcune persone nello scrivere una lettera d’addio, potrebbe essere quella di usarla per regolare conti in sospeso o esprimere risentimenti. Secondo me quella parte di “non detto” (qualora sia presente) va affrontata da vivi in modalità frontale. Cioè da vivi e dal vivo con la persona diretta interessata. Esprimere i rancori nella lettera, invece, rischia di cristallizzarli e trasformarli in macigni impossibili da elaborare per chi resta. Al contrario, credo sia meglio scrivere la lettera mantenendo un sottofondo di costante e autentica gratitudine per la vita, un tono sereno e costruttivo.
    Deve essere un regalo d’amore, non un peso da portare.

  3. Non diventare ingombrante.

    Ho dovuto fare attenzione a non trasformarmi, attraverso questa lettera, in una presenza ingombrante che influenza la vita dei propri cari dopo la sua morte.
    Scrivere una lettera d’addio non deve essere un modo per perpetuare la propria autorità o influenza, ma un gesto che libera l’altro a vivere pienamente la propria vita.
    La lettera non dovrebbe diventare una “bibbia” da consultare per ogni decisione, né un metro di paragone con cui misurare le proprie scelte future.
    Lo scopo ultimo è quello di aiutare i nostri cari a lasciarci andare, non a tenerci artificialmente presenti nelle loro vite.
    Come una brezza che spinge la barca al largo, non un’ancora che la tiene ferma al porto.

Scrivere questa lettera è stato per me un atto d’amore che ha richiesto coraggio e consapevolezza.
Mi ha aiutato a mettere in ordine i pensieri, a dare voce a sentimenti profondi, a lasciare qualcosa di prezioso a chi amo.

So che non è una scelta adatta a tutti.
Alcune persone potrebbero trovare il processo troppo doloroso, altre potrebbero preferire esprimere i propri sentimenti in modo diverso. Inoltre, so anche che non esiste un modo “giusto” o “sbagliato” di preparare i propri cari a un’eventuale perdita.

Ma forse un valore importante di questo esercizio non sta tanto nella lettera in sé (che pure dal momento in cui la scriverai avrà un importante ruolo e compito), quanto nel processo di riflessione che innesca. Nel modo in cui ti costringe a fermarti, a guardare dentro di te, a dare priorità a ciò che conta davvero.

Per questo ho voluto condividere con te questa esperienza.
Un po’ per suggerirti di farlo, ma un po’ anche solo per invitarti a riflettere su cosa vorresti dire alle persone che ami.
Che tu decida di scriverlo o meno.

color firma digitale luca mind

P.S. Data la delicatezza di questo processo, può essere prezioso il supporto di uno psicologo.

Se ne hai uno di riferimento, parlane con lui: potrà aiutarti a trasformare questo momento di riflessione in un’opportunità di crescita personale.
Se, invece, non hai uno psicologo che ti accompagna nel tuo percorso di vita, rivolgiti ai miei MindCenter.