AGOSTO 2026
“Ogni ora del giorno ha la sua granita.”
Non è un proverbio siciliano. È una filosofia di vita che ho elaborato personalmente, sul campo, nell’arco di sedici giorni e di un numero imprecisato (ma alto, molto alto) di granite.
Funziona così: la mattina mandorla, rigorosamente con la brioche col tuppo. Il primo pomeriggio, quando il caldo è insopportabile, limone. La sera, gelsi. Il cioccolato è una categoria a parte e si consuma principalmente a Modica.
Mattia, il secondogenito, ha sposato la dottrina il primo giorno e non l’ha più abbandonata. Giacomo ha fatto una scelta di campo diversa, virando decisamente sui cannoli. Elisa oscilla, come tutti i saggi.
Ma andiamo con ordine.
Perché un viaggio nella Sicilia orientale?
L’anno scorso avevamo fatto la parte di Palermo e ce ne eravamo innamorati. Il clima, il cibo, ma soprattutto i siciliani: quella capacità di accoglierti senza cerimonie, di darti indicazioni accompagnandoti di persona, di trattare tuo figlio come se fosse nipote loro.
Ne siamo tornati con una convinzione: la Sicilia non si fa in una settimana. E soprattutto non si fa di corsa.
Così quest’anno abbiamo deciso di prenderci un paio di settimane abbondanti per l’altra metà dell’isola. Sedici notti, quattro basi, un solo volo su Catania e tanta calma.
Anticipo subito la conclusione: non abbiamo visto tutto quello che volevamo vedere. Ci torneremo.
Come abbiamo organizzato il viaggio?
Quattro basi, ognuna con la sua anima:
Zona e base di partenza | Notti | Date | |
1 | Agrigentino – Agrigento centro storico | 2 | 2–4 agosto |
2 | Ragusano – Masseria Boscorotondo, Scicli | 4 | 4–8 agosto |
3 | Siracusano – Avola | 4 | 8-12 agosto |
4 | Pedemontana etnea – Piedimonte Etneo | 6 | 12-18 agosto |
La logica è sempre la stessa che uso ormai da anni: poche basi, molte escursioni. Con tre figli, spostare le valigie è la cosa che consuma più energia in assoluto, molto più dei chilometri.
E come sempre – lo dico perché è vero e perché è la parte che preferisco del lavoro che facciamo insieme – una fetta enorme dei consigli me li avete dati voi. Rispondendo alle MazzuNotes del venerdì e ai messaggi su Instagram. Ogni volta che in questo racconto leggerete “ce l’avevano segnalato”, il merito è di un lettore. Le granite migliori del viaggio le abbiamo trovate tutte così.
Due premesse doverose
Primo: all’andata hanno perso il bagaglio di Giulia. Il che significa che i primi giorni sono stati movimentati anche per questo, tra telefonate, moduli e acquisti d’emergenza. Aggiungo che pure con la compagnia di autonoleggio non è filato tutto liscio, e siamo partiti da Catania con parecchie ore di ritardo rispetto al programma.
Secondo: poco prima di partire ho avuto un incidente in moto. Sono arrivato in Sicilia con le stampelle e una mobilità piuttosto ridotta.
Non ne farò il tema di questo articolo, non voglio annoiarvi con la mia gamba, ma è giusto che lo sappiate, perché spiega perché alcune tappe che avevo programmato con cura non ci sono.Trovate una sezione apposita in fondo con tutto quello che avrei fatto e che consiglio caldamente a chi ha due gambe funzionanti.
E poi, va detto: la Sicilia ha reagito a queste premesse nel modo migliore possibile. Ci ha semplicemente costretti a rallentare. Che, con il senno di poi, non è stato affatto un male.
Base 1 – AGRIGENTINO
2 – 4 agosto | 2 notti
Giorno 1 – Arrivo, Enna e la prima granita
Atterriamo a Catania a metà mattina e, tra bagaglio smarrito e code all’autonoleggio, ripartiamo molto più tardi del previsto.
Recuperiamo con una sosta pranzo a Enna, la città medievale più alta d’Italia, appollaiata al centro esatto dell’isola. Dall’alto si vede mezza Sicilia, e con i bambini è un ottimo modo per far capire subito le dimensioni di quello che stiamo per attraversare.
Arriviamo ad Agrigento nel primo pomeriggio, ci sistemiamo nell’appartamento in centro storico e usciamo a piedi per una passeggiata su Via Atenea.
Ed è qui che succede la cosa importante: la prima granita, in un locale che ci avevate consigliato voi: il caffè concordia. I bambini capiscono in tre cucchiaiate che quella roba lì non ha niente a che vedere con la granita che si compra in Lombardia. Da quel momento in poi ne mangeremo una quantità imbarazzante, in ogni tappa del viaggio.
Giorno 2 — La Scala dei Turchi dal mare e la Valle dei Templi al tramonto
La mattina andiamo a Realmonte e prendiamo una barca per vedere la Scala dei Turchi dal mare.
È stata una scelta azzeccatissima, e ve la consiglio per tre motivi: la roccia bianca vista dall’acqua è tutta un’altra cosa rispetto alla foto da terra; si fa il bagno sotto la scogliera in acque turchesi; e,dettaglio non secondario nel mio caso, si sta seduti.
È stata anche una piccola rivelazione familiare. Ci siamo guardati e ci siamo detti: l’anno prossimo dobbiamo fare le Eolie in barca. Una vacanza in barca vera, di più giorni, non l’abbiamo mai fatta. È ufficialmente entrata nella lista.
Il pomeriggio lo passiamo in spiaggia lì vicino, al porticciolo, senza fare niente. E la sera arriva il pezzo forte della tappa: la Valle dei Templi al tramonto.

Abbiamo avuto una guida bravissima, Ilaria Cacciato, segnalata anche lei da un lettore via mail: sa raccontare la storia ai ragazzi come una narrazione, non come una lezione. I miei tre l’hanno seguita fino in fondo, e non era scontato.

Piccola nota pratica: under 18 ingresso gratuito.
Giorno 3 — Favara, Licata e trasferimento in masseria
Prima di lasciare l’agrigentino facciamo tappa a Favara per il Farm Cultural Park.

La città intorno appare piuttosto abbandonata a se stessa. Ma il Farm è curatissimo: un dedalo di cortili recuperati e trasformati in spazio d’arte contemporanea, con installazioni che si toccano, si attraversano, si fotografano.
Ripartiamo verso il ragusano spezzando il viaggio a Licata, che si è rivelata una bella sorpresa: cittadina viva, autentica, zero turismo di massa. E in Piazza Progresso c’è l’American Bar, storico dal 1960, dove abbiamo preso un’ottima granita al limone.
Arriviamo alla Masseria Boscorotondo, alle porte di Scicli, nel tardo pomeriggio. Posto bellissimo, piscina bella, accoglienza da manuale. È una di quelle strutture che consiglio senza esitazione.

La sera scendiamo a cenare a Scicli, con i mercatini in strada e quella bellezza barocca un po’ meno pettinata di altre, che a noi piace parecchio.
Base 2 – RAGUSANO
4 – 8 agosto | 4 notti
Giorno 4 – Mare a Spinasanta e la cremolata di Sampieri
Giornata di mare pieno, e siamo pure fortunati: ci sono le onde.
Chi ci legge da un po’ sa che le onde, in questa famiglia, sono un’attrazione a sé: dopo Matala a Creta è diventata quasi una tradizione. Prendiamo un lido attrezzato a Spinasanta (con la mia gamba non c’era molta scelta, ma vi dirò: si stava benissimo).
La sera ceniamo a Sampieri, al Calabistrot, ristorante con vista mare che consiglio per una cena elegante.
E poi c’è il colpo di scena del dopocena. Proprio lì davanti c’è Hoky Poky, dove occorre assolutamente provare la cremolata anguria, ricotta e panna. Non so come spiegarvelo meglio: mettetela nel programma.
Giorno 5 – Donnafugata, Ragusa Ibla e Modica
Il giorno della grande scarpinata barocca. Tre tappe in una.

Partiamo dal Castello di Donnafugata, che con i bambini funziona benissimo soprattutto per il labirinto in giardino: perdersi tra le siepi è esattamente il tipo di cosa che li ricarica prima di una visita “seria”.
Poi Ragusa Ibla, con il Duomo di San Giorgio e i Giardini Iblei affacciati sulla vallata. E infine Modica, con la sua cattedrale in cima alla scalinata e, ovviamente, la granita al cioccolato da Caffè Adamo (provate anche la cremolata, è la loro specialità).

Devo però essere sincero: visitare questi posti con quel caldo è stato complesso. Ad agosto, nel primo pomeriggio, il barocco ragusano è un forno. A Modica c’è un trenino turistico molto comodo per girare il centro, peccato che il giorno in cui siamo andati noi non fosse funzionante.
Consiglio pratico, semplice ma decisivo: mattina presto o tardo pomeriggio. Le ore centrali si passano in piscina o al mare.
Giorno 6 – Maganuco, ovvero l’arte di cambiare programma
Il giorno dopo la mia gamba presenta il conto della scarpinata, e il nostro programma originale salta.
Optiamo per un’altra giornata di mare, alla spiaggia di Maganuco, vicino a Marina di Modica, dove poi ci fermiamo anche a cena. Sabbia larga, acqua pulita, niente da fare se non stare.
Se avessi avuto due gambe buone avremmo probabilmente incastrato un’altra visita. Invece siamo stati fermi. Ed è stato tutto molto bello 🙂
Base 3 – SIRACUSANO
8 – 12 agosto | 4 notti
Giorno 7 – Marzamemi e arrivo ad Avola
Il trasferimento verso Avola prevede una tappa obbligata: Marzamemi.

Il borgo è bellissimo, con la piazzetta, la tonnara, le barche. Molto curato, molto “artistico”, probabilmente un filo più costruito rispetto a com’era vent’anni fa, ma non importa. L’unico problema: non c’era un filo d’aria. Con quaranta gradi e zero vento, anche il borgo più fotogenico del mondo si visita a scaglioni brevi.
Ad Avola ci sistemiamo in un appartamento subito dietro il centro storico che, curiosità, ha una pianta esagonale unica in Sicilia. Giriamo il centro, ceniamo lì, e la sera facciamo il trenino barocco: un’esperienza forse un po’ troppo folkloristica per i miei gusti, ma i bambini si sono divertiti parecchio e a quel punto è quello che conta.
Giorno 8 – Noto, gli amici e la sfida tra le due granite
A Noto ci aspettano degli amici che ci fanno da guida, e questa è sempre la modalità migliore per visitare una città.
Il barocco dorato di Corso Vittorio Emanuele, la Cattedrale, i palazzi: Noto è probabilmente il centro storico più scenografico di tutto il viaggio, e con la luce del mattino è impressionante.

Ma la parte seria è un’altra: a Noto ci sono almeno due granite obbligatorie e vanno fatte entrambe. Il Caffè Sicilia, che è quello famoso in tutto il mondo, e il Caffè Costanzo, poco distante, meno turistico e altrettanto straordinario. Fatele in sequenza.
Ceniamo da L’Astuto, così bene che ci siamo tornati una seconda volta durante il soggiorno. Consigliatissimo.
Nel pomeriggio proviamo a metterci un po’ in spiaggia a Noto Marina: un vero carnaio. Ad agosto e soprattutto nei fine settimana, quella zona, la eviterei.
Giorno 9 – Ortigia (e un incontro inatteso)
Ortigia è meravigliosa. È anche caldissima, ma è meravigliosa.
Riusciamo a vedere bene la Piazza del Duomo, che resta una delle piazze più belle d’Italia, la Fonte Aretusa con il suo papiro, e soprattutto i vicoli con i negozietti, che sono la vera esperienza del posto.

Pranziamo benissimo da La Foglia, vicino alla Fonte Aretusa, in compagnia di un’altra coppia di amici del posto. E qui succede la cosa che i miei figli hanno raccontato a chiunque nei giorni successivi: al tavolo accanto al nostro c’era Whoopi Goldberg. Che, per chi non lo sapesse, ha effettivamente comprato casa a Ortigia e ormai vive stabilmente da queste parti. Elisa si ricordava di lei perchè qualche mese fa avevamo visto assieme il film Ghost 🙂
Al rientro ci fermiamo alla spiaggia dell’Arenella, che tra l’altro è risultata una delle più accessibili anche nelle mie condizioni.
Giorno 10 – Riposo forzato (e le cose che ho saltato)
Ultimo giorno pieno nel siracusano, e il piede chiede tregua totale. Giornata in spiaggia attrezzata a Noto Marina e basta.
Qui, non ve lo nascondo, ho saltato un sacco di roba: Fontane Bianche, l’Isola delle Correnti, la Riserva di Vendicari, Calamosche. Ne parlo meglio in fondo, perché sono tutte cose che restano nella mia lista e che consiglio a voi.
Diciamo che il siracusano, da solo, meriterebbe una vacanza intera.
Base 4 – PEDEMONTANA ETNEA
12 – 18 agosto | 6 notti
Giorno 11 – Trasferimento, prima sosta a Catania e il vulcano che si accende
Spezziamo il trasferimento con una sosta pranzo a Catania, riservandoci di tornarci con calma in un orario meno infernale (cosa che faremo a Ferragosto).
Poi saliamo a Piedimonte Etneo, e qui succede la cosa che ha cambiato il carattere di tutta la seconda metà della vacanza.
L’Etna era in eruzione.
La struttura che avevamo scelto ci ha regalato una vista sul vulcano ventiquattro ore su ventiquattro. Di giorno il pennacchio. Di notte il bagliore rosso sulla cima, con un cielo stellato che a Milano non ci sogniamo nemmeno. E per tutti i giorni, in sottofondo, l’Etna che brontola. Un rumore basso, continuo, che dopo un po’ smetti di notare e poi improvvisamente rinoti, e ti viene la pelle d’oca.
Aggiungete una piscina in cui rinfrescarsi nelle ore più calde e avete la nostra base perfetta.
Ma va detta anche l’altra faccia. Quell’eruzione ha causato disagi molto seri: limitazioni alle escursioni sul vulcano e soprattutto la chiusura dell’aeroporto di Catania per giorni e giorni, con centinaia di voli cancellati e decine di migliaia di persone bloccate. Da vent’anni non si vedeva un’emergenza di questa portata in Sicilia.
Noi eravamo già sull’isola, quindi ce la siamo cavata con relativa fortuna. Ma se state programmando un viaggio da queste parti, mettetelo in conto: l’Etna è lo spettacolo e, occasionalmente, è anche il problema. Vale la pena avere un piano B (l’aeroporto di Comiso, i traghetti, i treni) e un’assicurazione decente.
Giorno 12 – L’Etna con i bambini
Giornata Etna, con un’escursione family friendly guidati da Chiara di Sicilia Family Tour.
Ve la consiglio se viaggiate con figli: è un tour pensato proprio per loro, con esperimenti, grotte laviche, spiegazioni raccontate a misura di bambino. Non è la classica salita ai crateri sommitali –che con l’eruzione in corso, tra l’altro, era comunque limitata – ma è esattamente il modo giusto per far capire a un ragazzino cos’è un vulcano attivo.
Il pomeriggio scendiamo a Giardini Naxos, dove ci ha raggiunti un nostro amico.

Giorno 13 – Taormina e Castelmola
Taormina merita la fama. Il Teatro Greco, con l’Etna fumante da un lato e il mare dall’altro, è una di quelle viste che restano.
Poi c’è la granita leggendaria del Bam Bar, che è a tutti gli effetti un pezzo di patrimonio locale.
E poi saliamo a Castelmola, il borgo arroccato sopra Taormina, dove la vista è a 360 gradi. Sosta d’obbligo al Bar Turrisi, che ha un arredamento… diciamo a tema fertilità, con simboli fallici distribuiti su quattro piani. L’ilarità dei miei figli è stata incontenibile per circa quarantacinque minuti. Se vi imbarazzano facilmente le domande dei bambini, sappiatelo in anticipo; se invece vi diverte, è un pezzo di folklore locale genuinamente esilarante.
Nota dolente personale: l’ascensore per salire era fuori servizio, il che con le stampelle non ha aiutato.
Giorno 14 – Ferragosto: piscina e Catania
Ferragosto lo passiamo in modalità totalmente lenta: piscina fino al pomeriggio, senza spostarci di un metro.
Volevamo fare le Gole dell’Alcantara in mattinata, ma per ovvi motivi le abbiamo saltate (ci torno dopo, perché ci tengo comunque a consigliarvele).
Nel tardo pomeriggio scendiamo a Catania a trovare un’altra coppia di amici. Granita dalla Pasticceria Savia su Via Etnea (istituzione, tra le migliori granite mai assaggiate), giro del centro nelle ore finalmente umane – Piazza Duomo con l’Elefante, Via Etnea, il barocco di Via Crociferi – e poi cena in un ristorante in centro ricavato in una chiesa sconsacrata bellissima e consigliatoci dai nostri amici catanesi.

Catania la sera è tutta un’altra città rispetto a Catania a mezzogiorno. Se possibile, ad agosto, fatela così.
Giorno 15 – Aci Castello e Aci Trezza
Giornata dedicata alla costa dei Ciclopi: il castello normanno di Aci Castello, costruito direttamente sulla lava a picco sul mare, e Aci Trezza con i suoi Faraglioni e la storia dei Malavoglia di Verga che riecheggia in ogni angolo del paesino.
Pomeriggio relax nella nostra piscina, e per cena scendiamo a Naxos a salutare i nostri amici.
Giorno 16 – In barca fino a Isola Bella
Ultima mattina, e chiudiamo il cerchio come l’avevamo aperto: in barca.
Partenza da Marina di Riposto verso Giardini Naxos e Taormina, con Isola Bella, Mazzarò, Capo Taormina e – regalo finale – avvistamento di delfini. Bagni, sole, silenzio. Una gita rigenerante che suggella una vacanza super.

Il pomeriggio in spiaggia a Naxos, e poi la valigia.
Le cose che non ho potuto fare (ma che vi consiglio pienamente)
Questa sezione è per voi che, a differenza mia quest’anno, camminate benissimo. Sono tutte tappe che avevo studiato, che ho dovuto tagliare e che restano nella mia lista per il prossimo giro.
Riserva Naturale di Vendicari e spiaggia di Calamosche.
Probabilmente il rimpianto più grande. Si parcheggia e si cammina una ventina di minuti a piedi lungo un sentiero, tra lagune con i fenicotteri e una vecchia tonnara, per arrivare a una baia considerata tra le più belle di Sicilia. Consiglio raccolto da chi la conosce: partire prestissimo (prima delle 10:30 il parcheggio è già pieno) e portarsi tutto da casa, perché lì non c’è nessun servizio. Acqua in abbondanza, scarpe comode.
Isola delle Correnti, a Portopalo.
Il punto più a sud della Sicilia, che si raggiunge attraversando a piedi una lingua di terra in mezzo al mare (percorribile a seconda di marea e vento, va verificato sul momento). Da un lato il Mediterraneo, dall’altro lo Ionio. Per i bambini è una narrazione perfetta: più a sud di qui c’è solo l’Africa.
Le Gole dell’Alcantara.
Un canyon di basalto scavato dalle colate laviche, con pareti fino a cinquanta metri e un fiume gelido in mezzo. Si visita in autonomia, sentiero ad anello di un paio d’ore, e c’è un ascensore per scendere. Il dettaglio che me le fa rimpiangere di più: dentro fa fresco anche con 38 gradi fuori. A metà agosto, un lusso.
Fontane Bianche, per una giornata di mare più comoda nel siracusano.
Il Parco Archeologico della Neapolis a Siracusa, almeno per l’Orecchio di Dionisio: una grotta enorme con un’acustica pazzesca, dove i bambini impazziscono a fare l’eco.
E poi, banalmente: tutto il resto della Sicilia orientale, perché sedici giorni sembrano tanti e non lo sono.
Riflessioni finali
La Sicilia, per noi, si è confermata una terra pazzesca.
Il cibo, le persone, il mare, le spiagge, la storia che ti cammina accanto senza darsi troppe arie. È un posto dove una vacanza in famiglia funziona quasi da sola, perché offre contemporaneamente le due cose che con tre figli servono sempre: il mare per scaricare e le cose da vedere per riempire.
Quest’anno l’abbiamo vista al rallentatore, per forza di cose. Abbiamo tagliato riserve naturali, canyon e mezze giornate di programma. E ci siamo ritrovati a fare quello che raramente ci riesce: stare fermi.
Chissà che prima o poi non mi compri una casa da queste parti per la pensione. Ogni tanto ci penso 🙂
Intanto abbiamo già una promessa in sospeso: le Eolie, in barca.
E voi? Siete mai stati in Sicilia orientale? Avete un posto da segnalarmi per il prossimo giro?
Raccontatemelo nei commenti, vi leggo.
A presto,

P.S. Questo post fa parte della serie “Viaggi in Famiglia”. Come psicologo, so quanto le esperienze condivise siano fondamentali per la crescita e il benessere familiare. Nel mio blog, oltre a contenuti professionali, condivido questi itinerari per ispirare chi cerca idee di viaggio diverse dal solito. Vi invito, quando possibile, a vivere il maggior numero di esperienze insieme ai vostri cari – sono i mattoni con cui costruiamo i nostri ricordi più preziosi.
P.P.S. Per restare aggiornato sulle mie riflessioni, iscriviti alle MazzuNotes del venerdì.
Fortunata cento
Grazie per questo itinerario io sono siciliana con precisione di Messina io amo la mia terra ma per vari problemi non ho mai visitato la Sicilia per intero ma con voi è stato un viaggio meraviglioso ed emozionante grazie mille
Luca Mazzucchelli
Grazie a te Fortunata, siamo molto felici di queste tue parole 🙂
Luca e Giulia
Stefi
Grazie Luca. Ti seguo anche per altro, ma questa “vostra Sicilia” è proprio giusta! Alcune tappe le avevamo fatte uguali-uguali mio marito ed io in un fly & drive in epoca in cui non avevamo gli smartphone ed era stato bellissimo navigare a vista! Ma userò il tuo racconto per orientare un ritorno in Sicilia con la nostra family che oggi conta anche tre figli. Grazie, buona ripresa (le routine quando si sta bene sono anch’esse meravigliose), e soprattutto …rimettiti in forma!